Miles Davis (1926-1991)

Sedici anni fa, come oggi, se ne andava uno dei più grandi innovatori assoluti della musica contemporanea: Miles Davis.
Certo, il suo genio, come quello di molti altri, l’ha portato dal sublime fino all’orlo della catastrofe (droga, depressione, alcolismo) e oltre. In fondo sono questi i caratteri di tutti i geni. Ci restano le opere migliori, quelle che mi ostino a credere possano migliorare l’umanità (che poi è, molto ihmo, l’obiettivo finale dell’Arte). Della sterminata produzione scelgo due capolavori, senza originalità da parte mia: Kind of blue e Bitches Brew.
Due lavori diversissimi con in comune l’avere impresso un’accelerazione – togliendo possibilità di ritorno, o no? – alla ricerca senza, per questo, perdersi in astrazioni incomprensibili o erigersi su altari dorati.
Io non so suonare nessuno strumento e non credo in nessun Dio, ma non sono peculiarità che servono per capire l’assoluta grandezza di queste opere. Close your eyes and see…

Per me la musica e la vita sono una questione di stile (miles davis)

cantalupo ligure (AL): -2

pare che il meteo migliorerà…
poi, in cerca di prove concrete, guardo fuori dalla finestra e vedo nuvoloni che neanche in tutto il Donegal.

insomma è destino che debba esordire sulle distanze trail nel fango (cimbri 05), neve (cro 07), freddo e aggiungete voi quello che volte. 100000 volte meglio che l’afa o il sole a picco, per carità!
che sia la costante dei miei successi?

alimentazione nell’ultra-trail

il “porte di pietra”, l’ultra che sto per affrontare, è una corsa in totale autosufficienza, anche alimentare.
fino ad un mese fa, ma i segnali sono meno recenti, la questione alimentare non sussisteva: la miscela combinata di zuccheri disciolti era ottimale, mai un disguido, mai un problema.
poi, sono cadute, le certezze.
i primi disturbi, qualche sofferenza e infine l’espulsione :(
mi sono ritrovato a venti giorni dalla partenza a ripensare la strategia, ma, più leggevo e mi informavo, più mi accorgevo di avere fatto giusto. (ehm… tranne forse una fettina di banana disidratata non masticata correttamente, che sia stata quella???)
allora, forse non sono davvero adatto?
inadatto? ma stai scherzando? e l’allenamento? e i megalunghi che ti sei pippato?
forse questa preparazione non è stata così scrupolosa – e impegnativa – come quella del cro-magnon (che sfruttava pure un seimesi per maratona… mica quisquillie!), sarà questo, sarà pure il caldo patito nell’ultimo scorcio estivo.
rileggendo speciani e trabucchi ho pensato di fare tabula rasa di tutto quello fatto finora partendo, per filo e segno, da quanto il lucazen dice e scrive nel suo libro. acqua con disciolto zucchero (saccarosio) al 10%.
fin qui ok! ma la stucchevolezza provata? non c’è modo di evitarla?
Cristian, un amico molto coscienzioso e farmacista, mi propone di inserire un parte maggiore (fino a quasi il 2 per mille) di sali per diminuirne la tonicità (ok, ragionevole!); Speciani, inoltre, afferma come probabile, ma non certo, che l’acido citrico possa aumentare l’assorbimento cellulare del glucosio. un mezzo limone nella miscela sciropposa innescante (= concentrata). non dovrebbe neanche fare male un po’ di astringenza :)
Poi: bere due sorsi ogni 5 km! non di più, ma neanche di meno.
può essere che lo stomaco arrivi al punto di NON avere energie da investire per la digestione e quindi, magari, sono stato troppo parsimonioso e annacquato (un eccesso di zelo per evitare l’effetto contrario).
essendo i ritmi più lenti posso concedermi pure una tavoletta di enervit ogni ora. e una più robusta dose di maltodestrine nell’ora precedente la gara.

placare il desiderio di solido non dovrebbe essere un problema vista la relativa complessità e lunghezza della gara.

sarà abbastanza? boh; intanto costituirà un bel banco di prova per il cro 2008.

il podista logorroico e ROMPICOGLIONI

una delle cose più tristi della corsa, se non l’unica (ma basta e avanza) è trovarti a correre (nel mio caso i tratti comuni sono sempre brevi) con il podista logorroico.
costui probabilmente non è cattivo, forse anche sincero, ma siccome ne sa una più di tutto/i raggiunge presto il culmine dell’altrui sopportazione.
oggi nel bel mezzo dell’elastico (30″ veloci + 30″ lenti in ripetizione continua), supero ad intermittenza un attempato podista, subito catalogato. alla terza, o quarta, frazione lenta mi ri-raggiunge. e vai che attacca bottone (chissà l’effetto sul gentil sesso :P), ora mi chiederà che razza d’allenamento sia, infatti… dalla risposta parte per la tangente costringendomi alla sosta. a rispondergli i tempi sulle distanze, che ovviamente lui batte. “… e che strana differenza tra i tuoi personali su quella corsa rispetto a quell’altra…”, bla, bla, bla…
mezz’ora di pressione – alta -, con accenni miei a ripartire, sguardi all’orologio, tentativi di premere lo start sonoro, “…e sai quest’allenamento me lo ha spiegato Bordin, sai chi è vero? abbiamo corso assieme e…” e scommetto che è scappato dopo cento metri.
sono un po’ alterato stasera. sentite questa e ditemi se non lo sareste pure voi:
“ah, guarda, forse non sei portato per le ultra, dio, così magro…” te lo dico io: dio, se esistesse, avrebbe già fatto alcuni favori all’umanità, tipo cancellare dalla terra il podista rompicoglioni, il nemico di ogni corsa in compagnia, il nemico.
“guardi adesso devo proprio andare…, arrivederci (MAI PIU’)!”

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valpolicella trail

È ancora buio quando muoviamo i primi passi lungo le vie silenziose di Negrar. il bissogal mi guida sicuro sulle strade di casa.

parte così, il lungo definitivo per questa preparazione.
Un lungo ostico, perché fuori dalla mia “zona” abituale, forse meglio così. l’assenza di punti di riferimento ne fanno una continua scoperta e l’impossibilità di stabilire distanze, punti di arrivo, fontane, difficoltà e tutto.
tra i vitigni, boschi, strade e tanta campagna, il sentiero, le svolte, le biforcazioni, le cave, si sale e si scende. ci si tuffa sotto il ponte naturale della veia (è giusto il nome?), in canyon da fare invidia a Orzowei e alle giovani marmotte.

fino in lessinia, mentre il sole è salito parecchio, con i suoi tipici tetti di pietra. la boa di svolta, non di metà strada, è Erbezzo, ci arriviamo al km 42.2. una perfetta maratona, quota 1118m
una bella sosta con ghiacciolo alla menta che mi ritempra.
mi assale una voglia esplosiva di essere a casa. è la crisi dell’ultra che è lì, pronta ad accompagnarti e frenarti nei momenti più difficili del percorso.
iniziamo la discesa. che è un supplizio.
sempre la crisi, a braccetto con la fatica, mi impedisce, nuovamente, di digerire perfino l’acqua che ho bevuto a piccolissimi sorsi. all’ultima salita, circa al 52°km, il colpo finale: lo stomaco non trattiene più…
ancora una sosta, ghiacciolo al limone, stavolta. sto meglio, forse liberato da un peso, forse comprendo che manca pochissimo all’arrivo, forse…non so.
però non ho grandi forze per correre.
superiamo alcuni stupendi borghi e contrade che sembrano apparire dal nulla dopo un selvaggio boschivo o una ripa di rovi.
l’acqua delle fontane e dei lavatoi è un toccasana per le mie membra.
poi vedo il paese, Negrar di nuovo, l’arrivo stavolta, lì sotto.
saranno massimo 3km e sono arrivato. il cuore si apre, la mente respira e i fantasmi bui se ne vanno. riprendo a correre e mi scopro di averne ancora. la crisi è sparita, battuta, mi sento forte come mai. non vado veloce (non credo di avere molti liquidi dentro), ma la discesa mi aiuta. mi stupisco di stare ancora bene muscolarmente, di avere tutto a posto. persino la testa!

arriviamo. ce l’abbiamo fatta! grazie francesco!

in un certo senso, ultra lo sono già, me lo sento. mi manca la competizione, ma so che ce la farò.

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una bella settimana di scarico [relax]

è capitata a fagiolo questa bella settimana di scarico, quasi completo, stretching e corsa lenta e media.
dopo essermi tirato un po’ il collo ultimamente, ho potuto distendermi e recuperare quelle forze, mentali soprattutto, necessarie per l’ultimo attacco di allenamenti tosti. sabato, infatti, ci sarà il megalungo in valpolicella e poi chilometraggi non irrisori in lunga svelta, le ultime ripetute in salita. insomma, e lo dico a chi pensa di non fermarsi mai, rallentare e diminuire, ogni tanto, serve. mica siamo macchine…