hazardous runner

sorrido a chi mi parla di timore a correre in solitaria in montagna, boschi o altro, comunque in natura. “ma non hai paura?”. eddecchè?
già: si provasse a correre in città (o meno) una qualunque sera di questo inverno mica tanto tale. hai voglia di bardarti con strisce riflettenti, completini arancio anas, luci lampeggianti posteriori (non ridete, ho due spille a led incollate sulla tasca posteriore…): resti i-n-v-i-s-i-b-i-l-e.
e non solo le auto sono colte da ovvie manie omicide. almeno i loro fari ti illuminano. pure i ciclisti ci si mettono (senza luci, ma guardano in alto, astrofili forse o navigatori alla ricerca della polaris) e, udite udite, i pedoni.
costoro, timorosi dell’ormai diffusa convinzione che ogni altro passante sia, nell’ordine, un probabile truffatore-scippatore-esibizionista-pervertito-violentatore, camminano con lo sguardo costantemente rivolto a terra. il problema sorge all’approssimarsi dell’ingenuo podista che evita il pedone, ma questi confidando nella malvagità altrui lo scarta a sua volta provocando collisioni più o meno catastrofiche. sicuramente evitabili.

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