L’essenza…

Una lieve discesa, il sentiero è stretto, un nastro di ricci e foglie morte, anzi un cuscino per i piedi. sembra di volare mentre alcuni corvi segnalano il tuo arrivo.
sono più di vent’anni che non passo di qua. la memoria, a poco a poco – ad ogni battito martellante del cuore -, riemerge nitida facendolo sembrare ieri. sic!
chissà cosa pensavo a dodici-tredici anni quando giocavo per questi sentieri, chissà se, allora, mi immaginavo che sarei tornato così, da runner.

Forse non nei dettagli o in questa forma. qualcosa è rimasto, però, in me di allora. un qualcosa che è sempre stato dentro me.
Ed è la voglia di esplorare il mondo minimo intorno a noi. non oltre quegli orizzonti, indefiniti nella foschia. non oltre le carte geografiche, oltre i continenti. no.
la mia esplorazione iniziò allora sotto le pietre di qualche rudere, oltre quel sentiero che “chissà dove porta”, dietro i nomi dei luoghi e delle strade e nello scoprire nomi e forme di cosa c’è nel bosco.
arrivando all’oggi con una coerenza perfetta (non riscontrabile in altri miei caratteri!), trovo ancora fondamentale “sapere” cosa siamo, dove siamo e da cosa siamo circondati. la corsa ne è diventata la palpabile metafora.

la stanchezza e l’attenzione che non posso distogliere dal sentiero (!) non riescono a frenare la commozione che provo. il solito accenno di lacrime.

uno di quei momenti che sai valere per sempre. senza retorica.

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