Cro-magnon 2007: una delusione

arriviamo venerdì a montecarlo con un sole esagerato, ma sul bus che
risale la valle del roya verso il tenda già si vedono nuvoloni tetri e
poco rassicuranti. prima del traforo un’occhiata ai monti sovrastanti:
c’è neve dai 1800!
A limone noto, ma per ora è solo una sensazione, un’organizzazione che
pare improvvisata.
alla partenza non c’è un cartello, una linea, non parlo di gonfiabile
sponsorizzato. il negozio che credevo il fulcro è chiuso, “per rinnovo
locali”. il cielo plumbeo, che tristezza, pare un funerale non la
partenza per una gara. i podisti al debutto, come me, sono spaesati,
senza indicazioni precise per il pettorale.
ci si arriva poco dopo. intanto comincia a piovere, forte.
fila per il ritiro.
stiamo in fila anche per mangiare.
nessuno ci dice come sarà o meno il percorso. “forse questo è il vero
spirito dei trail” penso, magari noi italiani siamo abituati alle gare
perfette, con un’organizzazione che ci coccola che ci assiste che ci
rassicura.
qui niente, nemmeno uno straccio di cartello
piove tutta la notte
alle 4.30 sono nella zona partenza. non un cartello, neanche una luce
(solo due lampioni stradali), i fari dei furgoni dei bagagli. si
intuisce che si deve verificare il chip. c’è una ragazza al buio con
un lettore in mano (meno male che abbiamo tutti le lampade frontali)
breve comunicazione degli uomini dell’organizzazione, in 3. ci sarà
una deviazione che sperano di raggiungere e segnalare. sono perplesso,
ma non è che ho tante possibilità, non conosco nulla di quello che
stanno dicendo, quando sarò là deciderò.
poi si parte con un fischio. (?)
alcuni km nel fango, con la pioggia che ci inzuppa. poi la neve. prima
una spolverata, poi qualcosa di più, poi veramente troppa. e la
pioggia si è trasformata in ghiaccio che taglia il viso. cammino-corro
(per scaldarmi soprattutto) con la testa bassa. il sentiero l’hanno
tracciato quelli prima di me, altrimenti non saprei dove andare: è
tutto bianco intorno e non si distingue niente. penso, ca***, qui è
dura, ma sono, al solito, positivo, forse finisce, forse c’è il sole
passato questo. siamo a 2100 e il freddo è pungente. quanti gradi
sottozero ci saranno? mentre corro vedo avanti a me ombre ferme. che
succede?
“ANNULLATA, SCENDETE DA QUI VERSO LIMONE”, ore 7.45
cosa? per il momento un’imprecazione. poi a freddo (dopo un attimo
quindi) penso che sia la cosa giusta. non riesco a muovere la
mascella, mi tengo le parole in bocca. mentre scendo veloce per
scaldarmi penso, che potevano saperlo subito, mandi una squadra a
vedere come è sopra (fanno così, o no, le gare di sci alpinismo?), e il ristoro avrebbe avuto qualcosa di caldo?
come poteva arrivarci? e i soccorsi? ci sono anche nelle strapaesane,
non parlo di ecomaratone, poi. alpini-guide-cai-protezione civile.
cavolo siamo in 450, avremmo potuto disperderci nella neve (come
cavolo mi oriento se non so dove sono?)
insomma a limone, mi cambio con quello che ho di riserva nello zaino.
i bagagli arrivano alle 11.30. il ricambio per l’authion a 12.15.
prendiamo il treno per ventimiglia, poi per montecarlo. delusi e
affranti. ci danno la beffarda maglia di “finisher”, il suontuoso
ristoro che sarebbe stato finale.
torniamo sorridendo – siamo positivi, vero? -, ma, imho,
incredibilmente delusi del cro-magnon.

un video di jack tra il col de la boaria e la perle

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