Miles Davis (1926-1991)

Sedici anni fa, come oggi, se ne andava uno dei più grandi innovatori assoluti della musica contemporanea: Miles Davis.
Certo, il suo genio, come quello di molti altri, l’ha portato dal sublime fino all’orlo della catastrofe (droga, depressione, alcolismo) e oltre. In fondo sono questi i caratteri di tutti i geni. Ci restano le opere migliori, quelle che mi ostino a credere possano migliorare l’umanità (che poi è, molto ihmo, l’obiettivo finale dell’Arte). Della sterminata produzione scelgo due capolavori, senza originalità da parte mia: Kind of blue e Bitches Brew.
Due lavori diversissimi con in comune l’avere impresso un’accelerazione – togliendo possibilità di ritorno, o no? – alla ricerca senza, per questo, perdersi in astrazioni incomprensibili o erigersi su altari dorati.
Io non so suonare nessuno strumento e non credo in nessun Dio, ma non sono peculiarità che servono per capire l’assoluta grandezza di queste opere. Close your eyes and see…

Per me la musica e la vita sono una questione di stile (miles davis)

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