Porte di pietra 2007


Già ventiquattro ore dopo resta la convinzione di non avere fatto nessun impresa.
non fraintendete, pensate: l’impresa presuppone un evento irripetibile e straordinario, frutto di lavoro, certo, ma anche di condizioni ambientali ideali. E invece no, niente di eccezionale. poteva non essere scontato alla vigilia, ma, alla fine, i conti tornano con ciò che sono e ciò che ho fatto in allenamento. né più né meno.
durante tutta la gara non ho ceduto di un attimo, non un secondo ho pensato di essere al limite, non un secondo ho pensato di essere un pazzo, mai ho pensato al ritiro.
questa è la cosa che più mi ha stupito. giungere al 53°km, sentirsi dire “ancora 15km” e pensare di avercela fatta. e chiedermi se era davvero così incredibile pensarsi ultra. e piangere leggendo un messaggio di barbara che mi incitava…
[…]
ma andiamo con ordine.
la val borbera è incantevole, selvaggia, costellata di villaggi e paeselli piccoli, con poche strade, tantissimi boschi che iniziano a colorarsi d’autunno. in autunno ci siamo già, non serve il calendario per scoprirlo, il cielo è triste, i colori resi slavati dalla pioggia, pare triste un po’ tutto qui.
non è triste il ritrovo dell’organizzazione, gli “orsi” sono pimpanti, appassionati del trail fino al midollo, e subito si entra in sintonia, tra tutti i partecipanti e loro, checco, fulvio, il colonnello (che non è orso, manco per metafora) e gli altri di cui non so i nomi. controllo dello zaino, pettorale, briefing personalizzato (prodigi di viaggiare assieme ad un quasi top :) ), facciamo due passi in attesa della cena, fuori fa freddino, c’è un vento…
la cena è breve, ma c’è il tempo per ridere e divertirsi per i “discorsi” del colonnello, non possiamo deludere quest’uomo! dico a Francesco, addirittura si improvvisano alcuni ballerini/e sulle note di disco dei 70. mentre noi ci si prepara per l’indomani e la notte.
infatti si dorme qui nella palestra… ma tra pernacchie, agitazione, scomodità della branda, rumori dei ragazzini fuori, gente che va e viene dal bagno, la pioggia fuori… insomma sono nervoso e dormo poche ore.
arrivano le tre, sveglia, musica in sottofondo (cos’è? boh, roba da new age pare O_o), colazione offerta (c’è da mangiare a stufo), ultimi preparativi e via vestizione: salomon d’ordinanza (grip ormai logoro, ma comodità assoluta e imbattibile), pantaloni a 3/4, maglietta maniche lunghe aderente. niente impermeabile, niente micropile: il ragionamento è che il sole arrivi (come le previsioni avvertono) e spazzi via umidità e nuvole. povero illuso! zaino, lascio in borsa i bastoncini: Massa mi consiglia, se sei abituato prendili, altrimenti non sono necessari, bene un peso in meno.
fuori nel piazzale, freddo, buio e pioggia, fine, ma rompipalle, vabbé dai non è la fine del mondo, parti solo per un ultra… :P
fumogeni, l’ultimo incitamento del colonnello, via. giro largo in paese per sgranare il gruppo, prime salitelle, discese. tutti parlano con i compagni come per dimenticare un po’ quello che stiamo per fare.
il superamento della passerella in legno. in fila indiana, scivolosa, ma ben illuminata da un generatore, ci si arrampica subito su un sentiero sdrucciolevole attrezzato. il serpente dei trailer si muove con difficoltà, la salita è irta, il terreno è uno scivolo, difficile prestare attenzione ai piedi e assieme ai segnali: si segue chi è davanti. capita che andiamo fuori percorso come un gregge di pecore e si ritorni indietro per ritrovare i segni.
capita anche che resti indietro dal gruppetto perché non ci veda comunque una cippa e il legaccio della salomon si sia allentato per l’attrito del fango e mi scappa la pipi. è già passata un’ora. e sono già solo. e c’è buio pesto e c’è la nebbia. ogni 50 mt c’è un segnale se non lo trovate significa che avete sbagliato, avanzo con cautela, per fortuna che qui mi pare di essere su una strada forestale. qualche km e poi vedo il primo check point. con un bel faro che mi fa capire di essere ancora sulla terra, sistema solare.
di nuovo buio e di nuovo nebbia. forte. e piove. arrivo brancolando in uno spiazzo che non ha sbocco, poi una luce di qua! è Fulvio Massa, corricchia con me, mi chiede come è andata che il tratto fatto era il più pericoloso. mi raggiunge una ragazza, è veronique un’amica della campionessa corinne favre anch’essa presente. non so una parola in francese, lei almeno qualcuna in italiano e ci si scambia qualche battuta. ci sosteniamo quando ci pare di non avere più visto bandierine e insieme sbuchiamo nell’alba più livida, ma anche più attesa. e assieme corriamo veloci su saliscendi, un checkpoint con acqua, dove mi cambio la maglia inzuppata e via. salite e discese si alternano in bellissimi boschi di faggio, noccioli, querce e castagni. con la nebbia intrappolata a banchi. il sole da l’impressione di sbattersene di un centinaio di pazzi, veronique dice che si ritirerà a metà, che senza sole non le va di continuare, che è il suo debutto sull’ultra (anche il mio sigh!) , che corinne le aveva detto che era facile. ora, sarà uno stereotipo anche logoro, ma una francese che ti dice “ecco qui la t-R-accia”, beh, un po’ di effetto lo fa e un po’ mi dispiace che voglia restare indietro… pensieri in liberta all’approssimarsi dei 30km. :)
intanto i colli brulli di pascoli si alternano a stupendi boschi silenziosi e scuri dove il tuo respiro e il martellante ritmo del cuore paiono fragorosi e assordanti. veronique dice di andare che lei tra poco si fermerà. è il monte antone? boh! bella discesa veloce e poi vedo il ristoro delle capanne di carrega.
bene, la prima parte è conclusa. viene il difficile, le cime più alte, le salite più lunghe. mi pesano, questi pascoli a perdita d’occhio, crinale tra le province di genova, piacenza e alessandria. mucche stranite, e mastodontiche, mi guardano perplesse mentre cerco di non perdere il passo. tra il 40 e il 50km mi aspetto che venga la mia crisi. invece no, forse vorrei che venisse, una scusa per ritirarmi. no, il corpo ordina al cervello di proseguire: non è il caso di inventarsi niente, stupido cervello, dice lo stomaco. non mancano millanta km e faccio due conti sull’acqua che ho bevuto. ha senso portarsi dietro 1,5kg di ormai inutile liquido? no. scarico quasi tutto per terra. e si parte per l’ultim decisiva e imponente salita, il monte Ebbro (1700m) anche qui spoglio, con pascoli e arbusti profumati, timo pare, se avessi tempo guarderei meglio. la salita impone concentrazione. credevo dovesse durare di più. alla croce due secondi di recupero fiato. poi giù a tuffo in un bel pratone con ciuffi pettinati. bosco con fango nervosetto. rifugio orsi ultima stazione di acqua. due salite non importanti e poi discesa. nel bosco c’è da alzare gli occhi i cambi di direzione sono numerosi e solo per poco non imbocco una strada sbagliata. fuori dal bosco si impone l’ultima e definitiva salita, il giarolo. c’è un nebbione forte e la salita è lunga, ma non ripida. vorrei correre, ma inizio ad essere stanco, mi spinge il fatto che manchi poco. arrivo in cima dove stazionano diverse imponenti antenne. inizia il discesone. che affronto a spron battuto. tanta grinta ho in corpo che mi lancerei contro qualunque cosa. sventaglio le leve sul fango. ci sono mille metri di dislivello da fare in 8-9 km. ok per i primi, poi iniziano a rompere, ma non mollo, assolutamente non devo mollare. corro sempre più veloce, sempre più felice, non vedo neppure una deviazione e per 400-500 m non mi accorgo di essere su una strada sbagliata. non devo essere stato l’unico, la gente del posto vedendomi alterato – visibilmente incazzato – dice è giusta, è giusta, sono passati altri prima di te. già :PPPpppPPP, sbuco sulla provinciale 2km a monte di cantalupo…bestemmie. ma non resta altro che darci dentro sull’asfalto. sembra facile, ma le gambe, dopo una discesa così sono di marmo e per quanto mi sforzi vado pianissimo. vedo il campanile, poi il cartello, poi la mongolfiera dell’arrivo… ci sono!!!!
e non mi importa se quei tre o quattro che avevo superato sono già lì che mi aspettano. :P
sporco e sorridente stringo le mani a tutti quelli che mi si parano davanti, persino a Marco Olmo, intimidito e perplesso da tanta veemenza. bevo. mangio, doccia, due parole con veronique che ritrovo al bar che si tracanna una birra. la imito. la voglia di birra (anche se è una squallida moretti d’ordinanza) il desiderio più “folle” che provo in gara e allenamento. e va giù che è un piacere. nonostante sia tutt’altro che buona :) sono felice. perché mi pare che sia bastato poco per ottenere questa felicità e non vedo l’ora di parlarne, di condividere, di scrivere questo blog, di essere prolisso all’infinito e stufarvi e mettere alla prova la vostra resistenza di lettori (ultralettori, esiste?).

ora il cro? prima avrei detto che ci avrei pensato. ora, no. sono convinto.

un grazie agli orsi che hanno allestito una gara come solo degli appassionati sanno fare dimostrando anche una notevole capacità gestionale. complimenti!

traccia gps e kmz [google earth]

altimetria by compeGPS

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6 pensieri su “Porte di pietra 2007

  1. Complimenti! Ora come ora non sarei in grado di concepire un tale percorso neanche sotto forma di passeggiata escursionistica…

  2. apprendo adesso tempo e posizione ufficiosi: 28° con 11h28’… maledetto errore sul finale, con 2km in meno toglievo almeno 10′.

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