le mille facce del trail running

il trail running (e ancora di più l’ultra) è fatica e sfida verso se stessi. verissimo. non solo, però, e mi ripeto.
leggendo le penetranti (diritte al bersaglio che paiono scoccate da robin hood) parole di emme, il trail schiude agli appassionati un’altra faccia: ovvero la conoscenza del territorio. ne avevo già accennato, qualche tempo fa, tuttavia i report di emme, così straboccanti di riferimenti storici, antropologici (nel senso di un qualunque agire dell’uomo sull’ambiente in cui è vissuto) e geografici, ne sono la prova provata che la fatica è forse solo un mezzo per conoscere meglio quello che ci circonda. la scusa, mi verrebbe da dire. cioé la corsa è un viaggio, per quanto faticoso e decisamente fuori da ogni comodità, che ti proietta all’interno di comunità e situazioni che non conosci; e se le conosci, la corsa ti avvicina in modo viscerale (letteralmente visto l’impatto doloroso tra i miei ginocchi e le rocce viscide) ad esse.
il trail di domenica, attraverso le cave di marmo, le fortificazioni militari e, perché no, le moderne, e orrende, installazioni antropiche (antenne, recinzioni, croci fuori sagoma…), è servito per conoscere, approfondire, cercare (ah, mai abbastanza benedetta rete) e saperne di più, concludendo a casa un’esplorazione-immersione cominciata domenica mattina.
il trailer deve possedere quest’altra capacità? sì, a mio avviso. tra le molte facce richieste ad un trailer c’è pure l’immersione con/nel luogo: non è una corsa pura e semplice, un pensare al proprio orologio, al proprio passo, alla propria mente, cioé, anche, ma non solo.
il silenzio che preme sulla pelle dei trailer, invita, oltre che a guardarsi dentro, al di qua della propria epidermide, anche ad essere ricettivi, sensibili, in ascolto di un mondo che altrimenti spesso assorda, ma a volte ci pare sfuggire ai lati. troppo veloce o troppo lento.
grazie, emme!
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2 pensieri su “le mille facce del trail running

  1. ma che dici?
    così mi metti pubblicamente in imbarazzo.

    comunque sia sono s’accordo con te: la corsa è l’ascolto di sé nei luoghi, lo spunto per riflessioni e approfondimenti non astratti bensì, appunto, topici.

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