Esplorare i confini

Un’interessante discussione è stata aperta qui da Leonardo Soresi. I numeri dell’ultratrail sono in costante e iperbolica crescita come dimostrato dal recentissimo esaurimento dei posti disponibili all’UTMB-CCC nel giro di pochi minuti.
Altri interventi nello stesso thread e l’articolo di Speciani su Correre/278 (pagg 103-104), mi hanno spinto ad una riflessione sul perché di tale boom.
Speciani fa riferimento ad uno psicologo, tale, e impronunciabile, Csikszentmihaly, che ha elaborato una teoria: l’obiettivo ci stimola se è alta la percezione della sfida e se, al contempo, è alta la percezione, solo e soltanto questa, del nostro valore tecnico. più o meno, semplificando grossolanamente: si è stimolati maggiormente se il raggiungimento di un obiettivo ci gratifica, ci interessa.
dopo tot corse di 10km, la mia esperienza e le skill tecniche crescono facendomi perdere il piacere dell’obiettivo. e allora? allora aggiorno l’obiettivo: la maratona. dopo l’intrigante, esplosiva e appagante prima volta posso riprovarci. aumentando le mie qualità tecniche e in termini di esperienza, concluderò sempre meglio la prova sulla distanza. sempre meglio, ma con sempre minor gratifica finale.
Questo è un dato di fatto: dieci anni fa iniziò, più o meno, il boom delle maratone, ora si viaggia su 30000 persone che ne fanno almeno una all’anno. quelli che più hanno trovato quello stato di trance e potenza mentale derivato dall’appagamento nel gesto della corsa, quelli che hanno già decine di maratone sulle spalle, quelli che il loro personale l’hanno già fatto, è abbastanza comprensibile dove stiano andando… il prossimo – ora! – obiettivo sono le ultra, il trail, l’ultra-trail
Speciani ne sancisce l’inevatibile rincorsa al limite superiore. ora l’utmb è preso d’assalto e lo sarà, d’ora in poi, ogni gara sempre più estrema, sempre più lunga, sempre più “provante”.
c’è da spaventarsi? no.
è nell’uomo questa spinta inesauribile. la stessa che ci ha fatto scendere dall’albero e camminare eretti, la stessa che ci fatto sfidare l’ignoto, viaggiando ed esplorando.

Per quanto mi riguarda gli stimoli appaganti non mancano per ora. forse il trail, meglio di altro, si presta essendo giocoforza sempre nuovo, sempre diverso, sempre sfidante. Però è una rincorsa che vorrei un giorno terminare, compiendo il periplo dell’isola. io credo che la fine sia una conquista, non necessariamente si debba terminare con LA Conquista del limite assoluto.
Un giorno vorrei avere coscienza di avere raggiunto l’equilibrio perfetto, senza necessità di andare oltre. fermarmi e tornare indietro.

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5 pensieri su “Esplorare i confini

  1. concordo con l’analisi dell’innominabile, di speciani e infine tua. sono d’accordo.
    penso che le cose stiano andando proprio così. e così si spiega l’esodo di massa dalle strade alla montagna.

    va però ricordato che correre e in particolare correre in natura (campagna, collina, monti…, trail) non è solo il raggiungimento di obiettivi. è ricerca di quiete ed equilibrio, è conoscenza e arte.
    sì la corsa è un’arte come lo sono per i giapponesi il tiro con l’arco o la calligrafia (è vero è un po’ diverso ma rende l’idea).
    insomma quello che a me un po’ spaventa è che certi super-agonisti una volta cambiate le scarpe (tolte le A2 e calzate le A5, rigorosamente salomon!!!) “inquinino” il clima gioviale e amichevole che fino ad oggi si respira nelle manifestazioni trail.
    in effetti mi spiacerebbe che il trail, e l’UTMB in quanto simbolo, diventassero come il triathlon e l’ironmen…

  2. concordo con te in toto. io spero solo una cosa: che non mettano mai i premi in denaro nel trail… questo ci salverà e salverà tutto.

  3. no, i premi in denaro no!!! ma questo può valere per i top… a me fa paura la comparsa di gente non in grado di apprezzare e assimilare lo spirito trail. mi pare tempo fa tu ti sia lamentato di sporcizia varia che trovi sui monti. ecco, il mio terrore è il neo-trailer ex-stradista che si spara un gel di maltodestrine e butta la confezione nell’erba. orrore.
    condivido in pieno l’analisi “psicologica” di speciani: penso però che la maggioranza degli “stradisti” continuerà a dedicarsi alla maratona, autostimolandosi girandone molte per turismo.

  4. l’innalzamento del limite non significa necessariamente aumentare chilometraggio e profilo

    ci sono molti che si dicono “entro 2 anni voglio stare sotto le 3 ore in maratona”

    io ho l’impressione che il nostro percepito, frequentando un sito di trail, non corrisponda alla realtà, e che quindi il trail sia ancora uno sport di nicchia (magari sbaglio)

  5. @ distinto: È sicuramente uno sport di nicchia e, ahinoi, credo che per certi versi lo debba restare, pur acquisendo dignità e fama. lo spazio naturale è ristretto e a rischio.

    tuttavia è innegabile l’aumento di attenzione che si è generato nell’ultimo anno. o i tracciati, le competizioni, si evolvono (aumentando di numero anche), o altrimenti si rischia. imho, 2000 partecipanti sui sentieri del bianco (e altrettanti sulla ccc) sono uno sproposito in termini di impatto.
    negli usa, dove il trail è realta ben consolidata, le gare sono una migliaia (vedere il calendario annuale AATRA), le iscrizioni limitate anche per generare meno impatto nelle riserve naturali dove si vanno a disputare.

    più che uscire dalla nicchia, il trail italiano deve maturare, imho!

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