Via Fulvia Trail #0

Per quanto tempo durerà questo clima? Per quanto tempo il trail running avrà una dimensione umana e sportiva a nostra misura?

Usciamo dall’autostrada, ma l’orizzonte visibile è ancora piatto, incolore e per niente incline a qualasiasi corsa in natura. L’immagine di Quattordio è quella di un paesone esploso su un prg impazzito sotto l’effetto di stupefacenti sintetici. e la pianura circostante, un’enorme tavola spazzata da un qualche disastro ambientale.
veloci premiamo il pedale dell’acceleratore, tanto per fuggire, tanto per vedere dove ci hanno fatto venire. appena oltre il tanaro si possono notare le colline che si innalzano. smussate e continue.
Masio si arrampica su una di queste.
Già subito intuiamo il clima giusto. siamo in pochi per via dell’anticipato arrivo. Andiamo all’albergo, lussuoso e veramente confortevole nella vicina Rocchetta Tanaro. al ritorno, al centro sportivo, cambiati e armati di tutto punto, iniziano le presentazioni, i saluti, i “ciao, io sono krom…”, beh, fa, personalmente, un certo effetto vedere dal vivo personaggi che si intravedono dietro poche righe, dietro lo schermo.
Arriva Marco Olmo che mi saluta (no, si sarà confuso con qualcun’altro, l’ultima volta l’avevo lasciato basito di fronte alla mia stretta di mano o forse si ricorda davvero?, Galanzino che ci ringrazia di essere venuti (noi? io mi sento davvero come una ruota di scorta tra tanti forti atleti). brevi informazioni, freddo, lampade frontali accese e via per l’anello in notturna di poco meno di 15km (alla fine 13.5). c’è molto fango, ciò mi facilita nelle discese che faccio senza paure, il tallone affonda attutendo il colpo. la lampada funziona a meraviglia e così tengo botta ai brevi strappi in salita, alle vorticose discese. arriviamo in tre io, francesco e ralf (reduce di boavista e in procinto di spiccare il volo per il deserto libico).1h09’35” il mio crono.

la cena arriva dopo una tonificante doccia, gambe dure (il ritmo è stato bello intenso, un cross prolungato insomma!). e la cena, insomma: porzioni da ultra ci fanno da contorno alle mille storie di trail, all’altro migliaio di propositi che si intersecano e che adesso fatico a ricordare. sono le facce di uno sport forse ancora ingenuo, ma vicino all’essenza del concetto di sport, mai così perso e vacuo nella nostra epoca. si fanno proposte, appuntamenti, nuove gare, nuovi sentieri da esplorare.
Pare una famiglia che si ritrova per le feste. il momento del convivio è, alla fine, l’elemento aggregante, il collante di tutto. vale forse più che le corse stesse, della natura buia o grigia o più o meno intatta che ci circonda.
L’indomani, la sveglia e la colazione sono meno movimentate, il ritmo più compassato. Olmo e la moglie si siedono vicino a noi e si parla come farebbero persone normali, tutto fuorché di corsa, sulla sconcertante brillantezza cerebrale del receptionist dell’albergo, sulla vita, sul costo della vita. Quel suo sguardo sapiente e profondo che pare lo stesso di mio padre (stesso colore degli occhi, stessa corporatura, lineamenti non diversissimi e pure coetanei) mostrano un uomo di una solidità estrema, che immagino equilibrato all’inverosimile. uno sguardo benevolo e semplice, che a prima vista scambi per freddo e duro e burbero. e invece è tutt’altro.
ci troviamo alla partenza, diamo i nomi. si decide, come per le vere gare a tappe, di dividere i partenti in base alla classifica. per puro caso io casco tra i più forti che partiranno con un handicap di 20minuti sul resto del gruppo. è un caso davvero, perché su quindici sono il quindicesimo. il mio ego è spaventosamente ingigantito dal trovarmi in attesa con il gotha italiano del trail.
Olmo si lamenta che i fuseaux nuovi fanno cacare, gli altri lo scherzano per lo zainetto minimo. “la prossima volta lo disegni con il pennarello” gli dice Massa scherzoso. risate.
poi si parte. dopo qualche km eccomi già staccato. in un alternarsi di vallette, poggi poco elevati, fanghi ghiacciati e boschi, boschi spogli. supero molti, tanti di quelli partiti prima mentre le colline si susseguono identiche, o così a me paiono e capirete il perché: fosso, bosco, vigna, casolare o borgo, mi vengono in mente gli scritti di Fenoglio o Pavese, neanche tanto distanti geograficamente.
nel briefing ci avevano detto “attenzione, che in alcuni bivii sono segnalate le frecce in direzione opposta, andata e ritorno” ok. teoria bellissima. pratica pessima.
capita che allo sbucare di un boschetto trovi la terza di queste indicazioni e, per la prima volta, sia attraversato dal dubbio: sono già passato di qua? proseguo per l’andata per un po’ “oh, sì quelle case le ho viste” e torno indietro. Del resto il gps segna 21-22km “sarà ora anche di ritornare”, penso. Del resto, IDIOTA CHE SONO, il gps avrebbe potuto dirti se fossi o meno già passato, ma sono pensieri che fai dopo…:((
e così continuo a correre, inconsapevole di avere tagliato 4-5km!!!!
mi accorgo quando il sentiero mostra solo poche impronte davanti a me, ne ho la certezza quando i più forti mi sorpassano.
Pazienza, mi dico, l’allenamento è fatto.
mi perdo un po’ la bellezza degli ultimi km in bellissimo bosco di querce e castagni, un attimo alterato per non poter condividere la stessa fatica degli altri.

Resta la scorpacciata finale, i saluti, i ringraziamenti, i prossimi appuntamenti e la voglia di ritrovarsi ancora.
Grazie orsi, per lo spirito.

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10 pensieri su “Via Fulvia Trail #0

  1. bella esperienza sicuramente e come sempre racconto coinvolgente da parte tua; ma una domanda mi sorge spontanea: adesso che sei nell’elite del trail italiano potrò ancora darti del “tu” e continuare a contare sulle tue tabelle di allenamento ?
    :-)

  2. ho letto la tua ultima avventura addirittura olmo e galanzino sai ti
    ammiro molto Krom perche’ percepisco in cio’ che scrivi che sei molto umile, ed e’ questa la tua vera forza.
    spero di riuscire anche io nei miei intenti.
    a presto

  3. Praticamente il più scarso dei top-trailer italiani, o il migliore dei tapasci-trailer? a te la scelta :)))))

    dev’essere stata una grande esperienza. invidia invidia.

  4. @boffy: umiltà? non so, non è una qualità che va di moda oggi. però in un ultratrail è il primo passo per superare le difficoltà

    @leonardo: stesso pensiero mio mentre correvo. chissà… :)

  5. Bellissimo resoconto.
    Anche io ho fatto un paio di errori finendo su sentieri non di gara, ma in compenso è stato grazie a ciò che nel giro di pochi minuti ho corso prima con un cinghiale e poi con un cerbiatto!
    ste

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