Traversata dei Colli Euganei

Parto che c’ è ancora buio, ma buio pesto, con scrosci impetuosi di pioggia che non mi fanno vedere niente altro che distorte luci rosse delle auto avanti. La musica mi tiene compagnia, ma al secondo giro “in rainbows” (sarà di buon auspicio? Boh, la voce di thom yorke ha davvero poco di bene augurante, forse, tutt’al più, una supplica…) mi ha stufato, cerco un canale che si senta bene: capito su Radio24 con il notiziario sportivo, proprio, con l’approfondimento sulla “Parigi-Roubaix”. Per quello che sto andando a fare mi sento un po’ immodestamente vicino ai corridori che si sfideranno in questa corsa massacrante che è un po’ il succo, l’essenza, del ciclismo (per una digressione su come veda tale sport vi tedierò un’altra volta). Ma non mi sento vicino ai pronosticati vincitori, Tom Boonen o Fabian Cancellara, mi sento più un gregario, anzi, nemmeno, che i gregari fanno qualcosa per la squadra, io corro solo, e da solo e bestemmio da solo.
Come un ponte questo ragionamento congiunge un momento preciso di questo trail /ante litteram/; un ragionamento che mi pervade mentre penetro in questi umidi boschi degli euganei, saremo al 12-13km; profumo di muschio, di aglio orsino, di muffa, mentre la schiena mi sferza ad ogni passo, ad ogni falcata che cerco di allungare, senza, peraltro, riuscirci più di tanto. Pesteecorna!!! domani devo decidermi di andare dall’osteopata: la discopatia è ormai progredita, bisogna prenderne atto, magari sperare che non mi privi di compiere il sospirato cro e il GTV. Mi superano tutti, ma in queste condizioni, è già bello tenere duro fino alla fine.
L’ambiente è davvero incantato, dalle nubi spuntano pinnacoli, la pianura là dietro, forse c’è pure il mare in quella direzione (ovviamente verso quello che ritengo l’est). Il clima perfetto per correre: né caldo, né freddo. Perfetta la mia scelta dell’abbigliamento, mica era tanto diffcile intuire il giorno… certo che se il sole fosse riuscito a squarciarsi un ritaglio, allora sarebbero stati dolori e sudate colossali.
Bellissimo il sussegguirsi di saliscendi, a volte dolci, a volte quasi verticali (specialmente verso il basso), ma di quelle discese nel sottobosco morbido e scuro, dove il piede affonda, e il fango fa la sua parte, permettendomi di essere sciolto, almeno lì, eccheccazzzz…
Arrivo a metà che il crono mi segna 2h13′, bella krom, se vai avanti così altro che 6 ore. Ma le mie previsioni si rivelano troppo rosee: la TCE è infida, lo scriveva Emme, e non da’ tregua; al 33°km inizia la salita, solo camminabile, che però affronto con rispetto e solerzia. La schiena mi mette sotto pressione, tengo duro, ma il passo è lento, inesorabilmente lento. Fortuna che la salita è massiccia, ma non da assomigliare, tanto per dire, al “mio” Bronzone. Finisce, discesa in asfalto, con una crescente antipatia verso i numi ;), poco male, di nuovo lo sterrato, di nuovo salita. Ma è l’ULTIMA!
Giù rapido: prima davvero iper tecnica (ma senza nessuna spavalderia, la reazione è quella che è…), poi, finalmente dolce, quindi asfalto, ARGH!, e di nuovo ripida, ma ormai Villa è lì sotto, il campanile, la strada, il mio kangoo. azz… sono arrivato, senza infamia e senza lode.
bello il terzo tempo che vorrei durasse di più e parlare, dal vivo, con persone con cui troppo spesso ho solo il tramite della tastiera e del video. Non riesco nemmeno a salutarli tutti, peccato!
Ma il ritorno mi chiama e i 180km di ritorno non sono bruscolini.

Emme, è stato un piacere accettare il tuo invito, perché la gara, e anche gli amici ri/visti, valevano, DAVVERO, la pena, i chilometri, la schiena divisa in due.

Ah, un peccato che la “Parigi-Roubaix” non sia lo stesso giorno del Cro-Magnon: altrimenti, sai che immaginifica coincidenza?

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