il peso del rendimento

Anni fa vivevo la corsa in maniera diversa. Se una giornata mi sentivo le gambe di legno la colpa era mia che avevo la testa in quella biondina, o faceva caldo, o faceva freddo, o le scarpe stringevano, o l’allenatore mi stava sui coglioni. il risultato era che l’allenamento faceva schifo, e io stesso ero uno schifo tutta la settimana, svogliato e sempre ad un passo dal mollare tutto (la corsa, non la biondina che poi fu lei a mollarmi).
Insomma vivevo malissimo le diverse risposte del mio corpo alle sollecitazioni.
Mi sono ricordato oggi di questo fatto. sto facendo fartlek e non vado, non vado proprio, parto benissimo, ma la tendenza si inverte al settimo/ottavo intervallo. le frazioni sono INESORABILMENTE sempre più lente finché alla diciassettesima mi rendo conto che è meglio smettere.

non esiste un identico ambiente che elevi sempre al massimo la nostra forma. Il nostro organismo alla ricerca dell’adattamento all’allenamento è subissato da accadimenti, variabili e situazioni che manco riusciamo del tutto a comprendere (l’ambiente esterno, per esempio, pensate a quante variabili interagiscono con i nostri sensi: umidità, temperatura, monotonia del paesaggio, fondo continuo/disconnesso, le persone che incrociamo, quel cretino là davanti che ha appena buttato una lattina per terra…). e noi?
Noi siamo sempre attaccati al cronometro o al cardio. un allenamento deve essere tale, sempre. e invece capita che d’estate il risultato sia osceno, le pulsazioni alle stelle mentre cerchiamo di ragionare sul nostro ritmo di medio che questo inverno ci riusciva.
La morale è che spesso è inutile incolpare il programma di allenamento o il nostro non sufficiente impegno. possono essere semplicemente gli stimoli esterni a non marciare di pari passo con il nostro orologio biologico.

il trail running ha ridimensionato queste aspettative, devo ammetterlo, e anche oggi, infatti, non me ne è fregato nulla. perché l’importante è stato il mio impegno che, non solo in apparenza, è stato davvero massimale nonostante il tempo stesse peggiorando. questa è una prova, un’altra, di come il trail sbuccia la cipolla del nostro essere e ci raggiunga al nocciolo dandoci bilanci puliti, netti, senza chiose barocche. Il viaggio all’intimo è compiuto.

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5 pensieri su “il peso del rendimento

  1. Bravo Gualtiero, hai raggiunto una dimensione ” Zen” della corsa. Secondo il mio parere è un grande passo – a molti – difficile da digerire. Personalmente sono felice di aver reinterpretato la corsa passando dai frenetici (anche se belli) allenamenti del mezzofonfo ai mistici e fantastici allenamenti del trail dove il tempo e gli spazi non hanno confini. A presto.

  2. grazie ragazzi. in realtà è il viaggio stesso che mi ha trascinato verso questa essenza delle cose. il merito è solo molto parzialmente mio, quanto, in larga parte, conseguenza delle esperienze vissute negli ultimi anni.
    le prove dure arrivano. due mesi e vedremo. :)

  3. grazie ragazzi. in realtà è il viaggio stesso che mi ha trascinato verso questa essenza delle cose. il merito è solo molto parzialmente mio, quanto, in larga parte, conseguenza delle esperienze vissute negli ultimi anni.
    le prove dure arrivano. due mesi e vedremo. :)

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