la rivincita della natura

Giorni fa leggevo un saggio di WM1 dedicato alla narrativa contemporanea italiana (lo potete leggere qui, pdf), non c’entra un beato clacson con la corsa, ma una riflessione che si aggancia con il mio (e vostro) principale hobby mi è parsa d’obbligo mentre correvo nella stretta valle dell’Oglio.
Mi spiego meglio.
Sul finire del saggio, riassumo e semplifico in breve (me ne scuso pubblicamente con i Wu Ming) con qualche sicura generalizzazione, WM1 parla di un certo “antropocentrismo” che rende, con tracotanza e ristrettezza di vedute, la nostra specie certa di essere eterna. Questo pensiero ci pone al di sopra di qualsiasi ragionamento perlomeno conservativo dell’ambiente in cui viviamo. anzi si continua a sfruttarlo (mi accorgo che è un eufemismo) senza sosta. Ma la situazione oggettiva è tutt’altra: è il pianeta ad essere pressoché eterno (c’è di mezzo la fine del sole) e, dato di fatto, ad essere sopravvissuto ad ere, cataclismi e sconvolgimenti geologici; dopo tutto, dice WM1, “Verso la fine del Permiano, duecentocinquanta milioni di anni fa, si estinse il 95% delle specie viventi. Ci volle un po’, ma la vita ripartì più forte e complessa di prima. La Terra se la caverà, e finirà solo quando lo deciderà il sole. siamo in pericolo. Noi siamo dispensabili”
Avevo ancora in testa questo pensiero quando oggi sono tornato a fare un allenamento lungo le strette anse dell’Oglio. Qui, nella seconda metà del XIX secolo proseguendo fino a poco meno di settanta/ottanta anni fa, favorite dal corso d’acqua e dall’incrocio di due linee ferroviarie (una è questa) sorsero molte fabbriche. una situazione certamente simile a molte altre in Italia, come in Europa. Si trattò di un autentico assalto al relativamente poco posto libero accanto al fiume, non si risparmiarono zone centralissime e urbanizzate e nemmeno zone del tutto, tuttora, rurali. Palazzolo, la mia cittadina, fu nominata per molti anni la “piccola manchester”. poco invidiabile, asfittico e mefitico appellativo, ma che di certo rese orgogliosi i miei concittadini del tempo.
Ora di quelle fabbriche non ne è restata nemmeno una. abbattute, restaurate, sopravvive solo qualche ciminiera, uno-due palazzoni con le grandi finestre. questo in centro. risalendo il corso dell’Oglio, fuori dall’abitato, le fabbriche abbandonate sono rimaste, per ora di scarsa appetibilità ai lupi mannari delle speculazioni, ancora troppo scomode e, credo, oneroso sistemarle oppure ancorate a qualche vincolo conservativo.
Fin qui il lungo preambolo.

Le piogge dei giorni scorsi hanno reso la già strabordante vegetazione stagionale più viva, elettrica.
I sentieri ripercorrono le vecchie strade, ormai dissestate che portavano operai, materie prime e prodotti finiti a questi impianti ormai scheletri di cemento armato e acciaio.
Ed ecco, chiaro il pensiero: lo sfruttamento naturale durante la rivoluzione industriale ottocentesca raggiunse apici ineguagliabili, sicuramente senza nessun riparo di tipo ambientalista o di attenzione per la questione ecologica. Ora, l’abbandono in cui versano queste escrescenze quasi tumorali, avviluppate in una natura che si è ripresa ciò le fu strappato, scoperchiando tetti logori, corrodendo travi, tubi, divelti muri, sbriciolate palificazioni, camminamenti, chiuse idrauliche, mostrano nella pratica che il tempo scorre per ogni attività umana. fosse anche la più duratura. e che, alla fine, il nostro arrabattarsi per conquistare il mondo, per rubare il fuoco agli dei, per prometterci l’eternità sono solo meri propositi. che avranno davvero un solo triste epilogo, quello di estinguere la nostra specie.
la natura avrà davvero tutto il tempo, quello che noi crediamo di non avere, condannando i nostri eredi. bastano l’abbandono e pochi decenni, poi robinie, rovi, sambuco, edera si riprendono tutto.

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2 pensieri su “la rivincita della natura

  1. Purtroppo ti devo quotare in toto. Con Madre Natura (Gaia, famme cità Isaac:))abbiamo ingaggiato una gara a chi è più forte pensando di avere più muscoli. In un certo senso è vero: in poco tempo siamo in grado di fare moltissimi danni. Il problema è che, come al solito, giudichiamo la forza di qualcuno/qualcosa con valutazioni a breve termine e questa è la forza del nostro attuale “avversario”. Gaia ha un sacco di tempo a disposizione, tempo che noi piccolini neanche possiamo sognarci. Per lei i nostri 2000 anni di chiesa cattolica sono un battito di ciglia (beata lei:))), possiamo cementificare tutta la Sardegna credendo di averla spuntata, lei se la ride amaramente (sempre mamma è) mentre ci vede soffocare nei nostri autolesionistici cubicoli, tanto sà già che si riprenderà tutto indietro.
    Ottimo post krom, ho scaricato il pdf sul “New Italian Epic”, mi hai incuriosito ;)
    Ciao.

  2. Purtroppo ti devo quotare in toto. Con Madre Natura (Gaia, famme cità Isaac:))abbiamo ingaggiato una gara a chi è più forte pensando di avere più muscoli. In un certo senso è vero: in poco tempo siamo in grado di fare moltissimi danni. Il problema è che, come al solito, giudichiamo la forza di qualcuno/qualcosa con valutazioni a breve termine e questa è la forza del nostro attuale “avversario”. Gaia ha un sacco di tempo a disposizione, tempo che noi piccolini neanche possiamo sognarci. Per lei i nostri 2000 anni di chiesa cattolica sono un battito di ciglia (beata lei:))), possiamo cementificare tutta la Sardegna credendo di averla spuntata, lei se la ride amaramente (sempre mamma è) mentre ci vede soffocare nei nostri autolesionistici cubicoli, tanto sà già che si riprenderà tutto indietro.
    Ottimo post krom, ho scaricato il pdf sul “New Italian Epic”, mi hai incuriosito ;)
    Ciao.

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