Sconfitta per KO (tecnico)

Stupenda la valdigne, il tratto terminale della valle d’aosta: stretta, fessurata dalla inviperita e schiumante Dora Baltea e dai mille torrenti laterali anche loro impetuosi, il verde profondo dei boschi, le rupi che emergono. Stupendi i paesi che si superano e il Massiccio che si intravede tra le nuvole.
Sistemati in albergo, la sera piovosa è trascorsa nella fila al pasta party, alle conoscenze informatiche che si disvelano e che si approfondiscono. le risate, i musi cupi, telefoni che squillano.
per fortuna che la notte è tranquilla, finalmente un letto vero prima di un ultratrail. e finalmente una sveglia “umana”, anche intelligente. Si fanno le cose con calma, i preparativi, le decisioni sull’abbigliamento, una colazione con tutti i crismi.
Poi centro di Courmayeur, jardin d’ange, arco gonfiabile, affluiscono i trailer, 700 tra percorso lungo e corto, una moltitudine, finalmente un ultratrail con molta gente alla partenza. Il paese non è insensibile alla gara e la gente si riversa dalle finestre e sulle strade. Si parte.

Uscendo dal paese ci inerpichiamo subito in mezzo a boschi di larici serpeggiando e guadagnando quota velocemente. si va in fila, a volte rimanendo imbottigliati, a volte chiaccherando, a volte recuperando il fiato. Da rado il bosco diventa un pascolo, da pascolo, salendo sempre più, diventa vera montagna. il sentiero si inerpica stretto con secchi tornanti e gradoni scavati nella pietra. qualcuno ancora scherza, ma i più sono zittiti dalla respirazione affannosa. giunge lo scollinamento oltre quota 2600: colle Licony. tutto bene fin qui, non ho sofferto granché la salita. Mi sono imposto una bella tabella alimentare, da orologio svizzero, che ora è facile rispettare: siamo appena partiti.
Il sentiero si tuffa attorno al lago omonimo. un lago dal colore smeraldino, il cielo è terso, con nuvole che aprono squarci blu nel cielo illuminando scenari da favola di ghiacciai e punte e cime lontane che non so nominare. rimango senza fiato.
poi la discesa mi richiama all’ordine. ho allacciato poco stretta la scarpa destra, la frizione sull’alluce sta facendo abrasione. merda. cominciamo bene. la stringo, ma sento la pelle logorata. arriviamo al ristoro, primo utilizzo del bicchiere in dotazione. ottimo. un gel e un bicchiere di acqua.
C’è un bel sentiero a mezza costa, leggermente in discesa in mezzo al bosco. un attimo di disattenzione e pum! atterro pesantemente sul sedere. vedo le stelle all’osso sacro. bestemmione. Ricomincio a correre discretamente. in poco tempo arrivo al primo ristoro completo. Siamo a Planaval, 18esimo chilometro. bevo una coca, due zollette di zucchero una barretta. mi tolgo la scarpa e mi ritaglio un cerotto per l’alluce dove la pelle abrasa si sta arrossando vistosamente. stringo bene le scarpe. e riparto. so di non avere mangiato abbastanza. cerco un’altro gel, un po’ di coca.
Inizia un bel vallone alpino di pascoli e malghe, in testata il sentiero sale con pendenze da brivido ai lati di un torrente impetuoso. non dura molto. si scollina e si in falsopiano, corricchiando qua e là, il sole adesso è forte, ma intervallato da lunghi sprazzi di nuvole che ne attenuano l’irraggiamento. si arriva ad un bivacco di sola acqua, quota 2400 circa. butto la coca ormai calda. mangio un gel e sorsi di fresca acqua di montagna, rinfresco la buff e riparto verso la punta Fetita. si avanza a fatica. il sentiero serpeggia, ma non per molto. Dei ragazzi riparati dal vento con un ombrellone, con binocolo, ti incitano per nome. sono quasi sopra, in bilico sul crinale, qualche roccetta su cui aggrapparsi, sono sulla punta. bevo un sorso di acqua.

FATALE: sboccata colossale. alzo la testa e vedo arrivare Dario, sappiamo del comune problema, e mi chiede come vada. “va… che ho appena fatto un incredibile gol in rovesciata, da vera punta (scherzerò dopo!)”. Mio dio, mi sento svuotato. mangio una liquirizia e una minima boccata di acqua. Passato lo storidimento ripongo i bastoncini nello zaino. L’errore, un’altra volta, e non cercare di mettere giù nulla di nuovo, ma proprio non mi va. dovrei essere più lucido, forzare la cosa. forse avrei risolto. Invece, credendo di stare bene, raggiungo Dario, Leo il bolognese e un Orso. facciamo la discesa verso La Salle. Bellissima.
A circa metà mi accorgo che qualcosa di nuovo non funziona. C’è un ristoro dentro un piccolo borgo dove vorrei morire di vecchiaia. Bevo un te caldo, mi sciacquo bocca, tempie e mani. sto meglio. ma ancora sbaglio non mangiando o bevendo null’altro.
Riprendo la discesa, ma fatti pochi metri altro devastante attacco. stavolta faccio fatica a rimettermi in sesto. Però mi riprendo e continuo a correre. Arrivo a La Salle. ristoro. bevo un bicchiere di te, due, niente. devo arrivare a Morgex, tra 5km, lì decidero.
In realtà i cinque chilometri sono lentissimi da percorrere. non riesco a correre, mi sento a terra. Ragiono: a Morgex sarò a metà strada, starò bene o male, mancheranno ancora gli stessi chilometri che ho fatto finora. le stesse salite e le stesse discese. Non posso farcela.  Sono una pezza, ma forse un pasto mi avrebbe dato vigore e avrei continuato, lentamente, ma avrei continuato. A morgex, ormai ho deciso, ma aspetto, mi bevo un brodo con il pane, sto meglio, mi pare. Ma davvero la strada è ancora lunga e non me la sento di rischiare. Dario, che sta per partire, mi dice “ma cosa hai da dimostrare?” Nulla, è vero. ormai mi sono convinto. è davvero inutile rischiare. A corroborare la mia scelta, scende intanto il diluvio dal cielo, il cielo è tetro e grigio. in linea.
Il ritorno in palestra a Dolonne è mesto. mi riprendo, faccio la doccia, vado a mangiare. sto bene. davvero bene e forse ho preso una decisione affrettata, mi ripeto. No, una decisione che alla fine è costata di più della maglia di finisher che non ho avuto. Tutti i litigi, le discussioni e i pensieri dei giorni precedenti resi inutili.

Guardo arrivare i primi. poi il buio e me ne vado a dormire, almeno tento. sono triste. Gli altri che arrivano distrutti, infangati epperò soddisfatti. ecco un’altra bella lezione di esperienza che non dimenticherò presto.

Ad un successivo post le analisi del ritiro e le motivazioni – nuove – per ripartire. già trovate!

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9 pensieri su “Sconfitta per KO (tecnico)

  1. Già pensavo di dirti “coraggio che per un mostro come te risalire a cavallo ci vuole poco!” una riga prima della fine ma all’ultima riga leggo che sei di nuovo in sella (e scusa la metafora da film americano).
    Grandissimo!:)
    Attendo aggiornamenti ;)
    Ciao e buone corse.

  2. Bravo comunque, quello che hai fatto non è certo poco, credo tu possa comunque essere più che soddisfatto della tua stagione da ultra-trailer !

  3. Ciao
    Sono Marco ti ho “disturbato” durante la colazione all’ Edelweiss, ma sai conoscere certe persone per me è ancora magico…
    Mi hai fatto i complimenti al mio arrivo e ora posso ricambiare; la rinucia, l’abbandono, chiamala come vuoi, in certi casi è sinonimo di maturità di decisione ponderata e sofferta.
    Ti auguro che questa tua decisione non abbia recriminazioni, non devi, da quello che ho potuto vedere sei una persona veramente unica per avere dei dubbi sulle tue decisioni.
    A presto e grazie
    marco

  4. ciao marco, è stato un piacere averti conosciuto. spero ci si possa reincontrare in futuro.
    vorrei contattarti per la tua collaborazione a Spirito Trail. mandami il tuo indirizzo alla casella alias del mio profilo rdbfvNOSPAM@yahoo.de

  5. marco, riprova andando sul mio profilo, in fondo alla colonna di destra del blog. nel profilo c’è il link al mio indirizzo

  6. caro Krom la tua “sconfitta” presto si trasformerà in una grande vittoria.
    Ti aspettiamo per qualche uscita collettiva e vai avanti così che sei un grande.
    ciao.

  7. Sai come è andata! E io non ho nulla di cui recriminare. (Stavolta avevo anche mangiato!) Solo un fortissimo attacco di codardia!!!!
    Morale sotto i tacchi, ma in questi giorni non ho fatto altro che pensare alle prossime mete! e stò un pò meglio..
    Ciao
    Francesco

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