Fine dell’ultraciclo

Dal titolo pare un film di fantascienza di serie Z. Di quelli che mi piacciono, trame impossibili, spacconate varie e effetti speciali da oratorio, recitazione poco di più.

Invece è la realtà: come già nel programma da parecchio tempo il Valdigne avrebbe chiuso per qualche tempo la stagione, il ciclo, il primo, degli ultratrail. E così è.

Dopo i quasi 2500km dello scorso anno e gli oltre 1500 di questi primi sei mesi del 2008, mi pare giusto tornare con i piedi per terra. Del resto dopo 3-4 anni di puro, o quasi, trail running di lunga distanza è anche bello tornare a rafforzare potenze e velocità in vista, e nell’attesa, di un futuro secondo ciclo. :)

Intanto mi sono concesso un bel due settimane di sospensione di ogni attività sportiva, così, tanto per ricaricare le pile, riconciliarsi con il tempo libero (con cui ho litigato parecchio soprattutto ultimamente) e da agosto riprenderemo qualcosa di serio.

Pausa il cui focus principale è analizzare in maniera schietta, sincera, ancorché precisa, le cause che hanno portato al ritiro al GTV, e che sia, la tesi finale, il monito e la pietra miliare del futuro prossimo del sottoscritto Krom.

Come sapete, chi c’era o chi l’ha letto, sono incorso in più riflussi dallo stomaco sul percorso, riflussi (aka vomito!!!) determinati, dato di fatto, dalla repulsione dello stomaco all’introduzione di qualsiasi sostanza, riflussi accaduti dal 25° al 35°km.

Posto che a livello fisiologico non è riscontrato nulla di fuori norma (i valori sanguigni sono perfettamente nei campi), posto che l’alimentazione non è stata carente, posto che non ho ingerito sostanze di difficile tolleranza (zuccheri/maltodestrine/sali e acqua non in misura elevata) e che delle stesse sostanze faccio abbondante uso durante gli allenamenti prolungate in condizioni simili a quelle di sabato scorso, la causa va indirizzata altrove.

Analizziamo le altre gare/allenamenti in cui ho avuto identici problemi:

* 11 luglio 2007 – eco del ventasso. Giornata calda, verso il 30° km accuso un malessere identico e forse anche più intenso, mi ritiro perché mi sento uno straccio, prostrato
* 5 settembre 2007 – allenamento lungo la valpolicella, attorno al 50°km, con un’afa fuori scala, identica scena. Sosta di una mezzoretta e poi riprendo, grazie a Francesco. A Negrar saranno 65km.
* 14 Giugno 2008 – GR du Cro-Magnon, dopo Sospel, salita intensa all’interno del bosco. Nella breve pietraia che segue inizia la goleada. Alla fine saranno 5 attacchi, doppietta sulle pendici del Baudon e in zona Cesarini nell’aiuola del Centro Nautico di Plage Marquet. Non ho pensato al ritiro perché il Cro era in zucca da più di un anno e mezzo e rallentando di molto arrivo al traguardo.

Va detto che 3 (4 con il GTV) episodi non fanno una grande tradizione su una storia personale di parecchie maratone su strada, altre eco, ultratrail, sky e molti ultra-allenamenti di vario tipo e condizione senza mai vivere situazioni di questo tipo.

Che dire?

Mi trovavo spiazzato, il mio confessore ufficiale Gert ed io, ci siamo spremuti facendoci mille domande e, marzullo docet, rispondendoci mille volte.

Le cause possono essere molte e, se considerate nella singolarità, poco significative, tuttavia una balza come maggioritaria. Le altre (temperatura, stanchezza fisica e mentale, altimetria ecc) si sono accodate dando la goccia, o il bicchiere, che ha fatto fuoriuscire il vaso.

La causa principale è la forma, e, di riflesso, le qualità atletiche decadute.

Se la prima parte del 2007 fu formidabile per motivazioni e concentrazione questo portò ad allenamenti tosti anche difficili da sopportare, ma che riuscii a svolgere con una qualità mai raggiunta prima. Il ventasso venne come un ripiego dopo quasi due mesi di scarico (di cui almeno uno intero di scarsi allenamenti) vista la sospensione del cro. Ripiego è un termine che vivo male: lo faccio perché ormai è lì, ma è chiaro che non è assolutamente quello per cui mi sono sbattuto per tutto l’inverno e la primavera. Ecco lo scoramento in allenamento. Decadute le capacità atletiche ho chiesto troppo all’organismo in una giornata bollente e in una gara nervosa come il ventasso la cui seconda parte, corribile con grande impegno, mi piegò in due, fisicamente e di riflesso il mio stomaco.

Quest’anno diverso approccio: visto lo sbattimento immenso dell’anno prima e senza l’obiettivo parziale della maratona alla fine dell’inverno decido un cambio di strategia. Abbandono dei lunghi allenamenti qualitativi (risparmiando grandi porzioni di tempo), aumento di allenamenti brevi di qualità fino a 4-5 sedute settimanali e aumento delle sessioni di lunghi trail con grande accumulo del chilometraggio e delle prove di esperienza.

Si tratta di un semestre vissuto bene senza particolari stress fisici, ma che oggettivamente ha portato ad un abbassamento delle qualità e della velocità (test su mezze maratone e in pista lo hanno evidenziato); tuttavia mi sono sentito sicuro di concludere, anzi, di compiere le distanze promesse e all’orizzonte.

C’era un pegno da pagare, pegno che si è presentato di fronte alla grandezza della prova e che ovviamente ignoravo di dovere pagare.

Al CRO affondo verso la fine, al GTV verso la metà: ovvio, la decadenza peggiora proseguendo con il tempo :)

a) troppa qualità nel 2007 portò molto stress per la necessità di avere alta la concentrazione e la motivazione,

b) troppa quantità nel 2008 ha portato pochissimo stress, grande endurance, ma decadimento di tutte le prestazioni.

Esperienza questa, e lo è tutta. Perché il nocciolo dell’analisi è proprio questo: trovare un equilibrio. La qualità degli allenamenti resta fondamentale, ma senza strafare, e i lunghi sono sì importanti, ma non decisivi se si ha già coscienza della distanza.

Poi, diciamola tutta, a Morgex mi sarei potuto fermare un’ora, riposarmi, cambiarmi, lasciar passare l’uragano (sopra di noi e dentro di me) e quindi ripartire, adesso avrei la maglia di finisher. Avrei finito il GTV e ora starei a cantarmi le lodi, ma il problema sarebbe rimasto lì. Nel mio essere pusillanime e timoroso stavolta sono riuscito a trovare elementi positivi, cioé esacerbare il problema.

Di questo DOVRO’ ricordarmi la prossima volta. Perché ormai è certo: se il gettone GTV è costato in famiglia la promessa di una lunga pausa dalla ultra-preparazione, io il Valdigne lo tengo lì, dentro nel mirino.

Using the Guardian as a shield,
to cover my thighs against the rain,
I didn’t mind about my hair.
Your jacket may be waterproof,
but knowing the moment you get home
you’re gonna get your trousers changed.
Failure is always the best way to learn,
retracing your steps ‘til you know,
have no fear your wounds will heal.
I wish I could travel overground
to where all you hear is water sounds,
lush as the wind upon a tree.
I wish I could travel overground
to where all you hear is water sounds,
to capture and keep inside of me.
Failure is always the best way to learn,
retracing your steps ‘til you know,
have no fear your wounds will heal.
Failure is always the best way to learn,
retracing your steps ‘til you know,
have no fear your wounds will heal.

Kings of convenience – Failure by “quiet is the new loud”, 2001

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7 pensieri su “Fine dell’ultraciclo

  1. obiettivi senza proclami per un anno e mezzo. :)

    mi è arrivato un pacco, c’è scritto divertimento e dentro c’è un po’ di tutto!

  2. Bravo Gualtiero

    Io feci la stessa cosa con il discorso Maratone.
    Ho abbandonato il cronometro, gli allenamenti ultra-specializzati per un annetto buono e magia ora mi diverto per 42 km e 195 mt.

    Che lo Spirito Trail torni a trovarti presto e ti accompagni per infiniti km.

    marco (colazione da Edelweiss)

  3. Gualtiero, leggero questo scoramento nelle tue parole mi preoccupa. Come è possibile arrivare a questo?
    Forse hai cercato troppa “competizione” nelle ultra tralasciando il meraviglioso ed irresistible lato ludico di queste manifestazioni. Sono certo e spero di rivederti presto, magari ad uno dei nostri TA-LUDICI che periodicamente organizziamo e portano ad una allenamento sereno e magnifico nella sua essenza di trail. Ti aspetto fresco e con nuove motivazioni.

  4. Ciao, sono il tuo confessore :)
    Proprio perchè nel tuo caso sembra non esistere una causa specifica alla crisi, la chiamerei Sindrome di Krom : un mix di calo di condizione atletica, crepe psicologiche, questioni alimentari in gara. La parola “equilibrio” forse è la causa giusta delle tue rare crisi, non avrei saputo dire di meglio.
    Ho letto solo ora il tuo report valdostano: che dire, mi spiace non essere stato lì con te ma forse è meglio così perchè ti avrei portato con me con le buone e forse anche con le cattive.
    Buona ripresa!

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