Fall, in love

Non ho mai avuto dubbi. Oggi l’ennesima prova. Amo l’autunno, il profumo delle foglie morte, di castagna, di terra scura molle e morbida, l’acqua sopra e sotto il cielo, come la migliore delle confusioni, e i piedi, gli schizzi di fango, pozzanghere che sembrano laghi e rivoli mai visti, limacciosi, ingrossati dalla pioggia.
Le foglie ondeggiano sotto i martellanti colpi delle gocce, alberi sradicati dalla terra spugnosa, le nubi si inseguono, si mischiano, si compenetrano nelle tinte morbide del bosco.
Il cielo è grigio, cangiante dal nero al bianco.
E piove.
Diciamo la verità potrebbe avvilire questo tempo, questa stagione. E invece queste tinte slavate, questa mestizia, come a molti pare, colare, smoccolante, dal cielo trascinandosi i pensieri neri e stanchi e sporchi del lavoro, la adoro! Vorrei fermarmi e non pensare più a nulla: né ordini né date di consegna, né voci petulanti.
Basta una corsa, dentro.
dieci chilometri di saliscendi.
Intirizzito e bagnato e sudato mi cambio velocemente coperto dal portellone del mio kangoo.
Nel lettore suona Rachael Yamagata (questa).
Chiudo gli occhi mentre il tepore del mio corpo contagia i vestiti asciutti e mangio caldarroste fredde.
trattengo suoni immagini e pensieri che si confondono, ma non troppo, per poterli trascrivere sperando di dare qualcosa anche a voi

[Rachael Yamagata, Elephants… Teeth sinking into heart, 2008]

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11 pensieri su “Fall, in love

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