nel buio riesce meglio

Ieri, complice il capo che mi trattiene per sapere “come faresti a realizzare questo” :P, niente allenamento con la luce del sole – stupendo, tra l’altro. E così ho dovuto ripiegare sulla sera. La pista ciclabile è buia. Solo il cielo ha ancora una parvenza di iride. sempre più sottile, sempre più flebile. il vento mi manda lontano. Le ripetute sono toste, le campestri reclamano cuori impazziti e non d’amore e muscoli saldi. Mi sorprendo, ancora una volta anche se non dovrebbe, di come la corsa riesca a focalizzare piccoli pensieri. piccoli, ma fatti di essenza, concentrata.

Se nella parte veloce (le ripetute sono dieci da 1km a 3’40”-3’45″/km)  ho il mio daffare a scandagliare ombre improbabili e il nastro grigio dell’asfalto di fronte a me, nel recupero mi concedo poche frasi che via via si fanno sempre più concrete, definite. Parlano della vita, e di quanto si è parlato a sproposito della vita in questi giorni. parlano dell’insofferenza, mia, verso la superficialità, di certuni, nel mitragliare sentenze senza nemmeno provare a “chiedersi come mai”, senza nemmeno calarsi nella Vita, che non è mai semplice e liscia, piuttosto un gomitolo di lana spessa, mica pregiata, che si aggroviglia intorno. Parlano di scollamento tra il fanatismo di certi, i dogmi presunti e desunti di altri e la coltre infeltrita delle nostre sensazioni ed emozioni.

listening: Massimo Volume, Lungo i bordi (1995)

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