Superare le parole

Il viaggio è sempre da solitario per quanto mi riguarda.

Immerso nei pensieri, captando l’ambiente intorno, tenendo incollati gli occhi a terra, il più possibile, almeno il tempo di interpretare quei cinque/dieci/venti metri davanti. è solitudine pura: si intersecano sprazzi di timore, sconforto e euforia,  a volte stupore, spesso tutto ammantato di sofferenza e circa ancora un altro migliaio di emozioni e sentimenti che forse non hanno nome.

Proprio questo. il trovare nome alle cose.

Non sempre ho parole adatte; il flusso di pensieri è già messo ad intonaco, reso statico, mica libero di fare forme e disegni o inventare soppalchi fantasiosi, deve anche filtrare, e farlo lentamente nel mio caso, molto, attraverso la parola scritta. E, come ogni traduzione inesperta e imprecisa, cambia significato, cambia forma, colore, perfino odore. L’originale si perde nella chiave madre, fermo nella mente di chi ha visto o udito, ma incapace di uscire da lì, se non curvo, deviato.

A volte sono anche tentato di credere che questa deviazione costituisca un’ulteriore possibilità di lettura, un valore aggiunto (pure negativo), ma è pura masturbazione. Resta il fatto, odioso e che sa di artefatto, di non riuscire a plasmare il pensiero, le emozioni, l’ambiente, robe che scorrono lievi o forsennate ai lati. Del colore e dell’accavallarsi delle nuvole non saprete forse mai. Non capirete nemmeno la gioia che rigagnola dagli occhi mentre il bosco sfugge sotto i passi sincopati. Non vivrete l’ansimare profondo di certe salite, lo scoramento di intravvedere l’inavvicinabile distanza della prossima tappa.

Questo il limite, quasi una pena. Un velo d’ombra sul sublime che ti assale, quella certa malinconia che plana mentre si veleggia lungo le interminabili discese.

Ecco.

Mi ero talmente allontanato dalla città interna che non ricordavo più la forza di certe evocazioni, di certe chiavi, di certe trame, di linee spesse o sottili, appena accennate o nere e grasse. Il disegno è un tramite. un mezzo. Ogni mezzo è necessario quando si tratta di comunicare. E il disegno può dire molto, pure senza l’apparente linearità e semplicità della parola. E’ nel filtro del segno e del gesto che può passare qualcosa che non ho detto.  forse ancora non tutto, ma sarei già soddisfatto.

in ascolto Eureka (1998) di Jim O’Rourke

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...