1145

Editoriale che scrissi per Spiritotrail, credo nel novembre del 2008.

Si è parlato di fuga dalla strada, voglia di disintossicarsi dal cronometro e dall’inquinamento delle nostre città. Certamente è anche questo. Io ci vedo anche, permettetemelo, una fuga dalla realtà. Non, però, quella dello struzzo che nasconde la testa per non vedere pericoli e nascondere insicurezze. Il trailer, io, non ho timore ad ammetterlo, fugge dal presente che sembra opprimere, frenetico, fatto di cemento, dal crollo delle borse e dai mondi che si scontrano (in realtà non avevo ancora visto una puntata di Fringe, NdK), da tutte le paure e le incertezze. Sì, a pensarci bene, è una fuga. Ma è una fuga che costa fatica, impegno, perseveranza, testardaggine e sudore… tanto. Non è semplice. Mica si schiaccia un tasto e via. Nemmeno basta mettersi le cuffie per non sentire il traffico, o leggersi un libro sdraiato in poltrona. No.È una fuga fortemente voluta e ricercata, ma, d’improvviso, messe le scarpe, indossato lo zaino e riempito il serbatoio si capisce, senza sforzo, che la realtà è quella in cui si sta correndo. Questo bosco fitto, silenzioso, a volte interrotto da uno sbattere d’ali o dal fruscio di qualche rettile, mi accoglie, è vivo, pure nel suo ingiallirsi autunnale; respira e si espande nonostante i nostri sforzi di annientarlo. Esiste. Ma allora dove è la verità? Ci siamo davvero allontanati così tanto dalla terra per sentirci così stranieri e ospiti, a volte inopportuni (e schiamazzanti, probabilmente sgraditi), a volte malinconicamente piccoli, inermi, di fronte a un tale complessità che fatichiamo a comprendere?

Alla fine la Natura ci ha chiamati e l’uomo, l’uomo di tutti i giorni, non il pensatore, l’uomo, giunto al XXI secolo, comincia a capire. Capisce che il suo inseguire ogni giorno la frenesia, o anche quello che una volta si chiamava progresso o modernità, non serve a un granché se deve fare i conti, se stesso e la sua discendenza, con la Natura.

Io credo che sia questa la prossima sfida del Trail. Avvicinarsi alla natura, con la fatica e il sudore (questi sono i mezzi, non le scarpe, le calze o gli zainetti super tecnici), per apprezzarne un lato che non è quello del turista e nemmeno quello del documentario, forse prossimo a quello, quasi scomparso, dei montanari, della gente che viveva e lavorava nell’estremo e nella pochezza dei frutti, per capire il pericolo che sta correndo, e prima che sia troppo tardi chiede di educarci, educarci a salvarla.

La Natura sta chiamando.

Annunci

2 pensieri su “1145

  1. Sbagli. Loro amano la decadente modernità (ossimoro) della loro città. Non la cambierebbero per una minuscola baita al culmine della val Supine. Io sì! :)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...