1436

Poi, ti chiedi, se il nuovo orizzonte, le cose che ti aspettano e non sai, tutta la vastità “altra” da esplorare, siano davvero così necessarie. Se è necessario separarsi dal conforto dei profili degli orizzonti abituali con tutto il carico che si portano appresso.
È l’ineluttabile del viaggiatore? Trovare una propria stabilità nella ricerca, nell’esplorazione?
Non nego che sia oltremodo stimolante la scoperta del nuovo ambiente e di come il proprio essere si adatti ad esso. No, questo davvero è il suo fascino.
Ma mi riesce difficile mettere sulla bilancia le cose e stabilirne la preponderanza.

Devo ragionare.
Mettersi in cammino ha il suo carico di delusioni accumulate, ma lo zaino deve essere pronto a prendere anche le cose nuove e farne altri tesori da portare con se.
Non si deve dimenticare, ma farsi arricchire dal passato. Anche se ciò porta a rigarsi il viso, da qualche lacrima che scorre su nuove rughe.

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2 pensieri su “1436

  1. L’acqua più limpida è quella che scorre e gli ostacoli che incontra rendono ancora più affascinante il suo alternarsi di cascate e tuffi.

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