1461

L’inverno. Senza salutare nessuno. Arriva rimestando di gorgoglii sgocciolanti l’asfalto. Arriva stendendo la scia di vapori densi e gelidi. Nessun colore sopravvive al bianco al grigio e al nero. Pensi di perderti dentro. Invece.
Invece arrivano mani che non avresti mai conosciuto.
Questa neve dura e seccata dal gelo notturno che si sbriciola ad ogni passo.

Raggiungo mete mai finali, ma temporanee e questo scalda le ossa, la pelle fumante dal sudore.

Ci sono sogni che restano e canzoni che si ripetono allo sfinimento, matite che si spezzano, posacenere da svuotare. E altri notti che cadranno a pezzi nel vibrante ronzio di sveglie mai caricate.

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