1503

Ancora sul bagaglio. Qualcuno mi ha fatto notare che si può partire lasciando tutto il superfluo vivendo il viaggio con tutti i suoi imprevisti.

Vero, non parlo di calcolare e prevedere tutto (altrimenti forse non basterebbe un cargo di supporto), ma l’essenziale, il minimo, è proprio quello che cercavo di spiegare. Il distillato delle esigenze fondamentali, e ancora del tutto legate alla persona, deve trovare posto nello zaino.

Basho, il componitore di haiku, scrive questo a proposito:

valutando che troppi bagagli mi intralcerebbero il cammino, mi sono sbarazzato di tutto; ma porto sulle spalle un fagotto di tela contenente una veste di carta per la notte, una specie di mantello, un calamaio, dei pennelli, della carta, qualche medicamento, una scatola per le provviste: tanto che con le mie gambe deboli e il mio corpo privo di forze mi sento come tirato indietro

Per dire che anche l’essenza è sempre comunque troppo e perciò diventa definitiva la scelta. Il viandante deve lasciare tutto e prendere le uniche cose di cui sente veramente la necessità.

Vale come, anche, metafora, non credete?

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2 pensieri su “1503

  1. e poi secondo me non è così facile accorgersi delle cose inutili da portarsi. certe cose sono usuali, comode; certe altre pensi siano necessarie. i nostri bisnonni vivevano con un quarto (o forse meno) delle cose che abbiamo noi e pure avevano modo di sorridere.
    il viaggio, a piedi, ti mette nudo o ti mette di fronte a scelte di rinuncia (peso, ingombro, pioggia sole e l’elenco non finirebbe) e questo ti fa capire il superfluo.

  2. Ricordo con piacere lo zaino semivuoto che venne colmato di pietre fossili, veri e propri libri- intatti – di paleontologia. L’essenziale per me, in quel momento della mia vita, era appropriarmi di quei tesori dal valore ( sempre per me ) inestimabile. Fu mio padre, tuttavia, a caricarsi il fardello in spalle e a portarlo, stramaledicendomi, fino a valle. Quindici anni dopo, decisi di sostituire l’essenziale con il superfluo- poiché invecchiando si peggiora- e approfittai dello zaino vuoto per infilarvi un giubbetto abbandonato e, credo, di un certo valore. Da entrambe le esperienze, e da molte altre, ho imparato a non saturare lo zaino. Non si sa mai…

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