1516

Il silenzio. Solitudine e silenzio. Solo te stesso. È il ritrovarsi. Fuori dalla modernità, dal rumore onnipresente dei motori a scoppio. Oppure è un ritorno alla Natura?

È difficile trovarlo in effetti.  Almeno un aeroplano sopra di noi c’è sempre, le campane di una chiesa, l’abbaiare di un cane, una motosega in azione. E mica parlo di uno svincolo della tangenziale.

L’assenza del rumore nella modernità è sintomo di avaria, di macchine spente, ma nella natura il silenzio da la dimensione acuta dell’esistenza, segna il momento della proprio nudità. E, come per la solitudine, permette di fare il punto, di raccogliere idee, ritrovare l’unità interiore, risolversi e sollevarsi.

E il silenzio è stagione: camminare sulla neve di dicembre è diverso che fare la stessa azione nella calura agostana con il ronzio di mille insetti e di una vita selvatica viva.

Sembra che per intendere bene il silenzio la nostra anima abbia bisogno di qualcosa che cessi di fare rumore

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