1595

A volte mi chiedo se i miei disegni, misti di varie tecniche desuete nel post-moderno digitale, non siano appunto frange di un tempo ormai obsoleto. E, mi domando, sempre a volte, se mai intrapprendessi un percorso tecnico più vicino all’attuale DIY elettronico cosa potrei migliorare o avere in più. Ci sarebbero molti salti in avanti, nella distribuzione, nella divulgazione e forse anche nella proliferazione della fruizione data la natura virtuale e immateriale delle produzioni.
Forse.
Eppure questi gesti, quello degli stecchi di carbone, delle spatolate di acrilico e della trasposizione fotografica, quelli che ti lasciano le mani come quelle di un minatore britannico d’altri tempi, ecco, questi obsoleti gesti mi sono così familiari, così immediati e repentini che non ho bisogno di tramiti, di intefacce di pensiero che traducano e commutino i segnali.

Perché poi il succo di sapere o meno fare non sta tanto nella capacità tecnica (si impara comunque) quanto nel trasporre una spinta di idee in un risultato, che ti soddisfi, che trasmetta e sia carico di quell’idea che ne ha necessitato l’urgenza e che tutto questo sia, in qualche modo, visibile a tutti. (e attenzione: non ho scritto “comprensibile”).

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