1609

Che bello prendere in mano di nuovo la reflex analogica e infilarci pellicole difficili e, fondamentalmente, a caso. tipo un b/n a ISO 50. o un’altra con una spiccata saturazione di certi colori. Ti chiedi come fai a controllarne l’esito se passa un mese dopo lo scatto il vederla. Fino a poco tempo fa era la norma.
Segnavamo sul taccuino i dati di scatto. Exif in analogico totale. Con una matita HB. Ora, pura pigrizia mentale, me ne sbatto, andando sullo scegliere tempi e diaframmi pressapoco d’istinto, e venga come venga. Ancora di più fa la tua conoscenza della tua fotocamera; di cui arrivi a fidarti ciecamente (oddio cieco cieco proprio no). Solo la fottuta variabile delle pellicole rende tutto eccitante, un po’ casuale, un po’ scoperta, un po’ esplorazione dei limiti. Senza, appunto, averne il risultato. Come se esplorando un territorio, lo faceste in un nebbione denso. E accorgersi solo dopo, osservando la carta, cosa avete attraversato.

Ricordo una gita alle cliffs of moher con nebbia da paura. Che scopo ha una scogliera se non vedi altro che il termine della terra e poi il vuoto?

Forse è solo un accumulo di pigrizie mentali. E le attese diventano ancora più attese. Con vittorie ed errori amplificati.

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